Quando non posso rinunciare a qualcosa, oppure semplicemente quando non ho chiodi a portata di mano, stratifico. Sempre dietro alla mia scrivania, potete osservare (dallo sedimento più recente a quello più vetusto): termometro di carta per determinare la temperatura nella camera dei bambini olandesi, zucca cinese portafortuna (così mi hanno detto a Taiwan, e chi sarei io per sfidare la sorte e contestare un cinese?), gagliardetto tempestato di spillette di tolla sovietica (acquistato in massa in Ucraina) e qualche ricordino paulista del partido dos trabalhadores. Sotto sotto uno di quei soli con le campanelle che infestano mezza Italia. E' uno di quei regali che preferiresti non ricevere e che ti vergogneresti a riciclare. Ottimo però come sfondo da gagliardetto.
Sul ripiano dei barattoli ogni tanto arrivano oggetti che non saprei bene dove mettere e allora pian piano acquisiscono diritto di cittadinanza e chi li smuove più da lì? Qui possiamo notare: barattolo di orecchiette, barattolo di riso, barattolo di cannella, frattaglie varie (scatolina di metallo, collanina, porcatine trovate nelle patatine) e Madonna di Loreto che ha portato mia suocera dalle vacanze. A guardia ci ho messo il salino e il pepino a forma di anatra. Confido anche nei poteri della cannella retrostante.
In primo piano: radice utilizzata come ramo su cui è posato un colibrì in legno (per default, con il flash, la mia macchinina fotografica satura un casino i colori, devo capire come ammaestrarla, però è proprio bello colorato). Sullo sfondo un po' di cose, fra cui 2 pugnali iraniani e una lancia per pescare i pesci che viene dal Pantanal.
Dietro alla mia scrivania: io che sghignazzo (tanto per cambiare) a Stonehenge. La luce che sovrasta il complesso megalitico è il flash riflesso, non gli alieni con cui avevo appuntamento (malefici. Non sono mai puntuali). (Non si vede, ma sotto a questa foto ho una delle prime immagini degli anelli nel loro aspetto _completo_ che il Voyager ha inviato alla terra da Saturno.)
A contrappunto del colibrì, un'ara ararauna in scala 1:1 su radice essiccata, a guardia del citofono (gli abili artigiani hanno montato la povera bestia con le zampe al contrario. Ciò me lo ha fatto amare subito, a prima vista). Sullo sfondo tutto l'armamentario di prima, però si vede meglio il quadrone verticale, scene di vita vissuta a Sumatra, e il quadrino accanto, che è una litografia carina russa di donna nuda, più quattro quadretti a china, uno accanto all'altro, che compongono una scena di vita vissuta a Chiang Mai. Appesi alla scala, il sonaglio di uccellini di terracotta peruviani che quando c'è corrente cozzano gli uni contro gli altri e si spezzettano pian piano.
Mi sono sempre piaciute, le penne di pavone. Sono alte quasi quanto me (sì, ok, basse quasi quanto me) e iridescenti. Stanno in una pinta da birra e danno molta soddisfazione perché, a differenza del canarino, non richiedono alcun tipo di manutenzione.
Si prende un pingometro (l'affare lungo che sembra una specie di barometro e che in realtà è un coso in cui versi la pinga e poi te la spilli a 2 cc alla volta), un ramo di ulivo pasquale che ti porta la mamma, una ghirlandina di peperoncini nepalesi rossi (gli zii, nonni e cuginetti dei tuoi, Sim ;) ), un disegno che mi ha fatto una delle mie bambine e che è così bello che bisogna salvarlo dal marasma di carte che staziona in giro per casa, un biglietto di auguri di un amico che sta imparando il giapponese e allora ci scrive magari _fagioli con le cipolle_ ma a noi piace lo stesso, qualche scontrino del super e infine l'Uomo Focaccina. La regola è che ogni tanto si aggiunge qualcosa alla composizione, ma non si toglie mai niente.
Fuori concorso, lo scheletro che mi hanno regalato le mie bambine. Fosforescente, bellissimo, mi fa compagnia durante il lavoro.