Da migrante mi rendo conto della differenza dei livelli sanitari tra i nostri due paesi, e purtroppo molte ns. infermiere sono costrette a fare le badanti all’estero. E’ noto che la Comunità europea, per disseminare la cultura europea, incentiva programmi internazionali di scambio a livello di laureati. Tuttavia per non saccheggiare le risorse intellettuali dei paesi confinanti, i laureati al termine del programma devono tornare nei rispettivi paesi, dove purtroppo non trovano ugualmente lavoro. La UE, è a conoscenza che l’emigrazione dequalifica i nostri emigranti-laureati (70%), che sono impiegati in lavori di umile livello. Forse con questi programmi la UE pensa di mettere la sua coscienza a posto ma non risolve il problema. Personalmente ho predisposto un progetto che non ha ancora trovato ascolto.
Uno specifico appello al Governo è quello che riguarda BRI L’ufficio governativo di collegamento con gli emigranti che dovrebbe mantenere i legami con tutti i Moldavi emigrati nel mondo. Ho partecipato al congresso del 2008, hanno parlato solo i sostenitori del regime precedente. E’ necessario cambiare la direzione con un direttore aperto alle tecnologie di comunicazione e in grado di sostenere moralmente e materialmente le iniziative di noi lavoratori all’estero ovunque ci troviamo.
Insomma l’emigrante è spezzato in due, la mente è in Italia il cuore in Moldova – in Italia si vive bene perché funziona scuola, sanità e previdenza invece in Moldova non abbiamo possibilità di costruire un futuro per i nostri figli, e non esiste chi difende un minimo di diritti sociali e civici. In conclusione personalmente quando torno in Moldova sento che manca una identità nazionale. Qui in Italia soffro perché mi discriminano, quando torno a casa è pure peggio, se parlo lingua di stato i russofoni mi discriminano, se parlo russo i filo-rumeni mi emarginano. Io mi sento semplicemente moldava con una cultura in parte russa, in parte rumena e oggi anche in parte italiana ed europea. Insomma mi sento di appartenere ad un popolo nuovo con una identità nazionale ancora da costruire.
Vivere in Italia significa essere informati sui pericoli della società del consumo; pericolo amianto, inquinamento ambientale, qualità dell’aria. Pericoli che ritroviamo tornando in patria e che aumentano le nostre paure e ci rendiamo conto che il cittadino non è difeso da nessuna istituzione.
Circa i problemi in Moldova, ….molti nostri figli non accettano più i genitori emigrati di ritorno. Le distanze allontanano affetti, interessi e la cultura. Le mogli tornano ma non trovano più l’amore familiare, tantomeno riescono a farlo rinascere. Certe famiglie non ci vedono più come mamme e sorelle ma come una fredda risorsa esterna di natura economica. Talvolta, alcune di noi, sono costrette a ritornare in Italia per non vivere disperate in Patria. Gli effetti evidenti di questa emigrazione sono i divorzi, i giovani sbandati e l’alcolismo. Situazioni che richiederebbero maggiore attenzione da parte delle autorità nel fornire una maggior assistenza alle famiglie. Almeno facilitando i collegamenti con i familiari all’estero incentivando i punti di contatto telematico anche nei sperduti paesi della Moldova.
Mi limito a segnalare alcuni dei problemi che penso meritano l’attenzione delle nostre autorità e che potrebbero sollevare le sofferenze dei “migranti moldavi”. Tutti noi sappiamo che le strade e le ferrovie non sono le vie di accesso percorribili per entrare in Moldova, siamo costretti a prendere l’aereo ma i costi sono eccessivi. E’ quindi necessario liberalizzare lo spazio aereo della moldova adeguandolo a quello europeo per ottenere: 1) minori costi dei biglietti per gli emigranti. - 2) agevolare gli insediamenti industriali di imprese europee. – 3) agevolare il turismo. – 4) aumentare il volume dei passeggeri a beneficio di Air Moldova che oggi vive di un limitato monopolio sulle spalle dei lavoratori all’estero.E’ comunque avvilente sapere che proprio sotto le feste, quando noi torniamo le tariffe aumentano.Concedere uno sconto ai moldavi che lavorano all’estero sarebbe il minimo che il Paese può fare per aiutarci a non dimenticare le nostre famiglie.
Sul ruolo dell’ambasciata devo dire che abbiamo apprezzato la maggiore presenza e in particolare i recenti cambiamenti burocratici per impedire fenomeni di intermediazione impropri e di salvaguardia delle donne incinta e con bimbi piccoli. Ma ancora molto è da fare. In particolare è urgente disporre per i ns migranti che vengono da tutta Italia di un servizio igienico accessibile anche a coloro che devono svolgere le pratiche. Questa mancanza è veramente incivile sia a Roma che a Bologna. Infine, avendo modo di vivere a contatto con le imprese italiane, ricordo di aver presentato all’Ambasciatore una impresa che voleva investire per migliorare la nostra sanità. Ebbene, purtroppo, ancora oggi nulla abbiamo saputo sugli esiti di questa proposta.
Infine due parole sulla tv moldova-internazionale, il prossimo gennaio compirà tre anni di attività. Attraverso questo canale NOI abbiamo potuto trasmettere le nostre attività e mantenere i collegamenti con i ns. familiari e soprattutto sentire che anche noi abbiamo una Patria che ci ascolta. A Roma centinaia di famiglie hanno installato antenne per vedere TVMI, è seguita in 22 paesi del mondo, inoltre individua in tutti i paesi gli artisti moldavi che si affermano all’estero e li valorizza facendoli conoscere ai Moldavi rimasti in Patria, e soprattutto a noi. E’ una tv di stato che và sostenuta dal nuovo Governo perché è ormai un patrimonio utile per i lavoratori all’estero, e costituisce un vantaggio anche per la cultura dei nostri connazionali in Patria che entrano in contatto di una cultura moderna, più aperta, ed europea.