Saliamo nel secondo palazzo, è ancora in parte praticabile ma ogni parete è squarciata come un abito che espone un corpo violentato
Intorno resti di vita fanno immaginare la fuga precipitosa di quella notte: vestiti di donna, di uomo, di bambini, si confondono tra i detriti.
Majed mi sta conducendo a vedere le case perdute da due suoi parenti.
Dei ragazzi ci accompagnano nel viaggio spettrale, volti sorridenti e ospitali, assuefatti dalle macerie che nascondono migliaia di altri volti.
Intorno mi accorgo che la distruzione è ben più ampia e, interrotte da giardini e da orti, tra i vicoli stretti sono molte le case sventrate.
Mi indicano un buco di circa cinquanta centimetri: la traccia lasciata dalla zenana.
Dal piano superiore attraversiamo una voragine che ci porta sul tetto del primo palazzo, da sopra mi rendo condo della vastità che occupa il palazzone distrutto, restituendo l'idea del perimetro originario
Pare naturale che quando qualcuno ha delle ferite profonde le voglia mostrare o, forse, le voglia denunciare a un mondo esterno che appare assente.
Per una manciata di minuti hanno evacuato la casa prima che venisse abbattuta, insieme al palazzo affianco e la terza casa. Tuttavia ci sono stati quattro feriti e un ragazzo di 18 anni è morto nella fuga, schiacciato da un pilone.
Alle ore 20 di quella sera un vicino si mette a urlare ai dirimpettai dei palazzi che saranno colpiti. Ha sentito un botto e visto il fumo uscire dal tetto della prima casa.
Del primo, che era di cinque piani, da un lato si può toccare il tetto salendo su uno sgabello. Ci abitava lo zio, della famiglia Abuwad, insieme ad altre sette famiglie.
Per una manciata di minuti hanno evacuato la casa prima che venisse abbattuta, insieme al palazzo affianco e la terza casa (danni collaterali)
Riprendiamo il corso dei vicoli: abbandoniamo macerie per attraversare macerie e raggiungere nuove macerie.
Intorno ferite di interni rivelano l'intimità di vite private:
Più in là Majed mi mostra nuovi resti, dove prima c'era una casa di due piani, quattrocento metri quadri, cinque appartamenti; il verde sul tetto afflosciato rivela gli avanzi di un giardino curato.
In questa casa la “warning bomb”, oltre a non svolgere la propria funzione di avviso, ha centrato in pieno un bambino di tre anni.
I bambini accampati di fronte alle spoglie hanno ora un amico in meno.
Cumuli di macerie sono scaldate da un fuoco attorniato da profughi che preparano il tè. Una numerosa famiglia è riunita sulla strada, davanti ai resti della loro esistenza.
l'intimità di vite private: armadi, culle, cucine, serramenti nuovi ormai desolati, resti di impianti costruiti a norma.
Falafel on the road
Majed preferirà più avanti un panino ripieno di fegatini e cipolle alla piastra, venduto in carretti sulla strada da simpatici fattori
La mamma ci accoglie con un bel sorriso, dietro una montatura ovale di metallo due occhi vispi, che brillano, di chi ne ha viste tante ma è soddisfatta, due guance tonde e rosate completano un quadro di simpatia bonaria ma attenta.